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Il ciclo della seduta

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Una seduta è l’intervallo fra due chiusure del mercato, e i suoi bordi concentrano l’attività per tre ragioni strutturali, nessuna delle quali è l’umore. Fin qui è reale ed è pubblicato. Quello che non è reale è quasi ogni numero che vi si appende. Taglia le sessanta candele di questo modulo in tre ventine consecutive e il rapporto di efficienza segna 0,021, poi 0,067, poi 0,333 — una forbice di sedici a uno su una serie che non ha orologio, non ha sedute e ha una sola regola generatrice. L’escursione media su quegli stessi tre terzi segna 1,46, 1,25 e 1,34, e quasi non si muove. La grandezza che impazzisce sotto un taglio è quella che nessuno cita per seduta; la grandezza che si cita è quella che sta ferma.

Prerequisiti: Lezione 40, che ha messo la discontinuità sul confine di cui parla questa lezione, e la lezione 19, la cui aritmetica del campione decide se un taglio del tuo registro per ora ti ha detto qualcosa.

Una seduta è un intervallo fra due chiusure del mercato

Togli il folclore e una seduta è un oggetto meccanico: un tratto di negoziazione continua delimitato a ciascun capo da un intervallo in cui il libro non abbina più. La lezione 40 parlava di quell’intervallo da fuori, come del vuoto che lascia nella serie. Questa lezione ne parla da dentro, come di ciò che dà una forma alla giornata.

La forma non è in discussione. Il volume e la volatilità corrono alti nei primi minuti di una seduta, si afflosciano a metà e risalgono verso gli ultimi minuti; il risultato ha quarant’anni, tiene su azioni, futures e valute, ed è una delle regolarità più riprodotte della microstruttura di mercato. Quel che vale la pena avere non è il disegno ma la ragione, perché la ragione ti dice quali dei tuoi numeri vanno ricalcolati e quali lasciati stare.

Tre ragioni per cui i bordi sono affollati, e nessuna è psicologia

La prima è aritmetica sull’informazione. Mentre il mercato è chiuso le notizie non si fermano: si accumulano. Tutto quello che è successo in quattordici ore deve entrare nel prezzo nei minuti dopo la riapertura del libro, e così i minuti di apertura portano una scorta di informazione dove ogni altro minuto della giornata porta solo un flusso. Un volume alto in apertura è l’aspetto che ha l’incorporazione di una scorta.

La seconda sono le scadenze. Una quota grande del denaro che opera deve operare in un momento preciso e non a un buon prezzo. Un fondo che replica un indice viene misurato sul prezzo di chiusura, quindi deve negoziare in chiusura o accettare un errore di replica. I prezzi di regolamento, le valorizzazioni dei margini, i valori patrimoniali netti e la scadenza dei derivati sono tutti definiti sulla chiusura. Quella domanda è anelastica nel tempo, e la domanda anelastica arriva tutta insieme.

La terza è che la liquidità attira altra liquidità. Chi può scegliere quando negoziare preferisce il momento in cui negoziano tutti gli altri, perché è lì che il libro è profondo e lo spread stretto. Ma quel momento è profondo soltanto perché tutti hanno ragionato allo stesso modo, e così la concentrazione si regge da sé una volta che esiste. È il meccanismo che Admati e Pfleiderer hanno formalizzato nel 1988, ed è la ragione per cui il fenomeno resta stabile invece di dissolversi man mano che lo si impara: nessuno guadagna a essere quello che opera nell’ora tranquilla.

Leggi le tre insieme e vedrai per quali grandezze prevedono un movimento. Tutte e tre riguardano la quantità che viene scambiata e la distanza che il prezzo percorre. Nessuna riguarda la direzione. Lì non c’è alcun meccanismo che dica che il prezzo abbia più probabilità di andare in tendenza in apertura che a mezzogiorno, e qualsiasi numero per seduta che riguardi la direzione afferma qualcosa che il meccanismo non fornisce.

Che cosa fa un taglio a un numero, su un nastro senza orologio dentro

Il che rende le sessanta candele del modulo un’ipotesi nulla utile. Non hanno sedute, non hanno aste, non hanno intervallo notturno e hanno una sola regola generatrice da capo a fondo. Tagliale lo stesso in tre ventine consecutive, chiama i pezzi apertura, centro e chiusura, e leggi le grandezze del modulo su ciascun pezzo. Qualunque differenza compaia, non può venire dall’ora del giorno, perché l’ora del giorno non c’è. Sono quello che un taglio fa per conto suo.

Le stesse sessanta candele, tagliate in tre

Grandezza, ogni venti candeleCandele 1-20Candele 21-40Candele 41-60Tutte e sessanta
Rapporto di efficienza0,0210,0670,3330,082
Movimento netto0,90,84,85,8
Distanza percorsa43,112,014,471,0
Escursione media1,461,251,341,35
Escursione sommata29,125,126,881,0
Quota dell’escursione del giorno36 %31 %33 %100 %
Punti di swing, regola della lezione 3235415

Il rapporto di efficienza è la riga che ti ingannerebbe. Leggila per intero e la giornata sembra tre mercati diversi: un primo terzo che non va da nessuna parte a 0,021, una parte centrale appena migliore a 0,067, e un ultimo terzo a 0,333 che vale sedici volte il primo e che qualsiasi regola della lezione 36 chiamerebbe fase di tendenza pulita. Nelle chiusure non cambia nulla alla candela 20 né alla 40. Le tre letture sono un solo processo tagliato in tre punti.

Quanto sia ordinaria quella forbice si vede prendendo tutte le finestre contigue di venti candele invece di sole tre. Sono quarantuno, il rapporto va da 0,009 a 0,587, la mediana sta a 0,209 e la metà centrale delle letture cade fra 0,088 e 0,399. Quattordici delle quarantuno finestre segnano 0,333 o più, che è proprio il valore che faceva sembrare una tendenza l’ultimo terzo. Una lettura di 0,333 su venti candele di questo nastro non è un risultato. Ventisette delle quarantuno finestre stanno sotto, quindi si colloca all’incirca ai due terzi di quello che fanno venti candele di questo nastro.

La stessa tabella porta un errore di scala che conviene nominare, perché è l’errore della lezione 38 con addosso un orologio. Il rapporto su tutte e sessanta è 0,082 e la mediana su venti candele è 0,209 — due volte e mezzo più alta — per la ragione che ha dato la lezione 38: la distanza percorsa cresce con la finestra e il movimento netto no, quindi una finestra più corta segna sempre più efficiente. Confronta il rapporto di una seduta con quello della giornata e la seduta vince prima ancora che qualcuno guardi il mercato. Un numero per fase può essere confrontato soltanto con un altro numero calcolato sullo stesso numero di candele.

Ora leggi le righe silenziose. L’escursione media è 1,46, 1,25 e 1,34: sedici per cento di differenza fra il terzo più largo e il più stretto, su un taglio che ha mosso il rapporto di un fattore sedici. L’escursione sommata si ripartisce 36 / 31 / 33, cioè un terzo ciascuno a meno dell’arrotondamento. Quelle due righe sono anche quelle che attingono a due fonti diverse — i massimi e i minimi delle candele da 1 a 20 sono stati pubblicati tali e quali, mentre quelli delle candele da 21 a 60 escono dalla regola generatrice della lezione 35 — e vengono fuori piatte lo stesso. Su una serie senza struttura di seduta, la grandezza che misura quanto percorre il prezzo esce uniforme lungo la giornata, esattamente come deve. È la forma che produce un’ipotesi nulla, ed è la forma contro cui una U vera va misurata.

La riga degli swing nasconde una perdita meccanica. Quindici punti sull’intera serie, ma tre più cinque più quattro fa dodici. La regola della lezione 32 ha bisogno di due candele per lato, quindi non può valutare le prime due né le ultime due candele della finestra che le dai. Una finestra di sessanta lascia cinquantasei posizioni valutabili; tre finestre di venti ne lasciano quarantotto. Il taglio ha distrutto otto posizioni, e con esse tre dei punti strutturali della giornata. Tagliare il grafico su un confine di seduta acceca la regola di struttura proprio nel momento in cui più volevi che vedesse — le prime candele dopo l’apertura.

Quanto ci vuole perché una differenza fra due ore sia reale

Niente di tutto questo dice che la forma della seduta sia immaginaria. Dice che il taglio di una giornata, o di una settimana, non può mostrartela, e la lezione 19 ha già pubblicato l’aritmetica di quanto servirebbe. La domanda «le mie operazioni del mattino battono quelle di mezzogiorno?» è un confronto fra due tassi, e confrontare due tassi richiede molte più osservazioni che misurarne uno. Perché una differenza sia stabilita con la confidenza e la potenza consuete, ogni gruppo ha bisogno di circa 7,84 volte la somma delle due varianze, divisa per il quadrato della differenza fra loro.

La differenza che credi di vedereOperazioni necessarie in ciascuna faseGiorni, a due operazioni al giorno in quella fase
60 % contro 40 %9447
55 % contro 45 %388194
50 % contro 40 %384192
50 % contro 45 %1.560780

Due cose di quella tabella valgono più dei numeri stessi. La prima è che le due righe centrali sono quasi identiche, 388 contro 384, benché una confronti 55 con 45 e l’altra 50 con 40. A fissare il requisito è l’ampiezza del divario, non dove sta la coppia. La seconda è l’ultima riga: una differenza di cinque punti nel tasso di successo, cioè il tipo di differenza attorno a cui la gente riorganizza l’intera giornata, richiede millecinquecentosessanta operazioni in ciascuna fase per essere stabilita. A due operazioni al giorno in quella fase sono tre anni di mattine e tre anni di mezzogiorni prima che tu possa dire che le mattine erano migliori.

Nelle unità della lezione 19 stessa i numeri sono identici, perché a payoff fisso di due a uno un tasso di successo e un’attesa sono la stessa affermazione: 50 % contro 40 % è 0,50R contro 0,20R e vuole comunque 384 operazioni per lato. E il costo non finisce con il campione. Restringersi a una fase è un filtro, quindi i due punti di pareggio della lezione 39 si applicano senza ritocchi — le ore che cancelli devono togliere una frazione maggiore delle tue perdenti che delle tue vincenti per alzare l’attesa, e quel rapporto deve battere il tuo profit factor prima di alzare il denaro —, mentre il ritmo di operazioni a cui hai rinunciato allunga ogni misura che farai mai. Tre costi, e l’orologio si vede solo in uno.

Quindi la versione onesta dell’affermazione sulle sedute è stretta e comunque utile. Il meccanismo dice che il volume e la distanza percorsa si concentrano ai bordi, e questo lo puoi verificare in un pomeriggio sul tuo strumento, perché il volume si conta e non ha bisogno di alcun tasso di successo. Il meccanismo non dice nulla sulla direzione, quindi un’affermazione per seduta che riguardi la direzione è priva di appoggio ancor prima che tu la metta alla prova. E un taglio del tuo registro per ora troverà le ore in cui non avresti dovuto operare molto prima di poter dimostrare che una qualsiasi ora sia migliore di un’altra, perché il denaro già perso non è un’ipotesi. Una fase in cui hai pagato in costi più di quanto abbia incassato in vantaggio ti ha già addebitato il conto, e puoi smettere di pagarla oggi senza alcun test. Il test riguarda l’altra affermazione — che un’ora sopravvissuta sia davvero migliore di un’altra —, ed è quella che la tabella mette in prezzo.

Ciò che questo non risolve

Che i tre terzi di questa serie somiglino in qualcosa a tre sedute. Sono tre tagli arbitrari di un nastro continuo, fatti per mostrare che cosa fa un taglio per conto suo. Un confine di seduta vero ha un intervallo notturno, un’asta a ciascun capo e una popolazione di partecipanti diversa dalle due parti. Quello che la tabella fornisce è l’ipotesi nulla, e un’ipotesi nulla è un pavimento da superare, non la descrizione dell’edificio.

Che la U sia misurata qui. Non lo è. Il risultato pubblicato è una U nel volume e nella volatilità lungo la seduta, stabilito su nastri veri nell’arco di decenni e citato più sotto; questa lezione non ne riproduce né l’ampiezza né la forma, perché una serie senza orologio non può. Quello che questa lezione fornisce è il meccanismo che prevede una U, e l’aritmetica che dice quanti dati servono per vederne una nel proprio registro.

Che il rapporto di efficienza sia una misura cattiva. È una buona misura di quello che misura. Quello che fallisce nella tabella non è il rapporto, è il confronto. Le letture su venti candele di uno stesso nastro si disperdono da 0,009 a 0,587, e qualunque statistica letta su venti osservazioni si disperde così. La lezione riguarda l’ampiezza di quella dispersione, che è una proprietà della dimensione del campione e non della statistica.

Che la tabella del campione decida che cosa fare domani. Decide che cosa ti è lecito affermare, che è un’altra cosa. Puoi agire su un sospetto riguardo alle ore quando vuoi; l’aritmetica ti dice soltanto da quando hai il diritto di chiamarlo stabilito. Agire prima è decidere sotto incertezza del tipo che questo corso ha già messo a prezzo — dove una serie di otto perdite a un tasso di successo del 45% compare in più della metà dei campioni da duecento operazioni —, e non è lo stesso errore che credere di avere una prova.

Che una fase che ha perso denaro possa essere cancellata senza una prova. Il paragrafo qui sopra dice che il denaro già perso non è un’ipotesi, e questo è vero del denaro ed è falso dell’inferenza. Una fase uscita negativa su quaranta operazioni ti è costata esattamente quello che ti è costata, e può comunque avere un’aspettativa positiva: quaranta operazioni collocano un tasso di successo misurato al 45% ovunque fra il 30% e il 60%, abbastanza largo da contenere insieme un’ora buona e una cattiva. Cancellare la fase ferma una perdita reale e forse cancella anche un edge reale, e niente nel registro può ancora dire quale delle due. Il costo è accertato e la causa no, quindi la cancellazione è una decisione in condizioni di incertezza come tutte le altre e non l’unico pasto gratis della pagina.

Esercizi

  1. Conta il volume, non le vincite. Prendi venti giorni dello strumento che operi, dividi ogni giorno in tre blocchi di tempo uguali e somma il volume di ciascun blocco. Venti giorni sono lontanissimi dal bastare per un tasso di successo e per questo avanzano, perché il volume si conta invece di dedurlo e le differenze che il meccanismo prevede sono grandi. Se i tuoi tre blocchi escono piatti, o stai operando uno strumento senza struttura di seduta, o i tuoi blocchi sono tagliati nei punti sbagliati. Se escono a U, hai misurato sul tuo nastro l’unica parte di questa lezione che sia un fatto di mercato.
  2. Calcola la tua ipotesi nulla prima di calcolare il tuo taglio. Prendi la grandezza che vuoi confrontare fra le ore — il rapporto di efficienza, l’escursione media, quel che sia — e calcolala su ogni finestra contigua della lunghezza che userebbe il tuo taglio, ignorando del tutto l’orologio. Annota la mediana e la metà centrale di quella distribuzione. Solo allora calcolala per fase. Se le tue letture per fase cadono dentro la metà centrale della distribuzione senza orologio, non hai trovato niente, e ora lo sai prima di riorganizzarti la mattina.
  3. Metti in prezzo l’ora che stai pensando di cancellare. Dividi il tuo registro nella fase sospetta e in tutto il resto, e conta quattro numeri in ciascuna: vincenti, perdenti, totale vinto, totale perso. Due delle risposte sono disponibili subito e non hanno bisogno di statistica. La fase sospetta ha perso denaro senz’altro? Ha perso per operazione più di quanto vincesse? Quelli sono costi che hai già pagato, e su quelli puoi agire oggi. La terza domanda — se il suo tasso di successo sia davvero sotto quello del resto della giornata — è quella che la tabella qui sopra mette in prezzo, e quasi certamente scoprirai che non puoi ancora rispondere. Come raccogliere un tasso di base è il modo di tenere onesto il conteggio.

Fonti. Robert A. Wood, Thomas H. McInish e J. Keith Ord, «An Investigation of Transactions Data for NYSE Stocks» (The Journal of Finance, 1985), per la misurazione fondativa del profilo infragiornaliero — rendimenti e volume sono elevati all’inizio e alla fine della giornata di borsa e quieti in mezzo, misurati su dati di transazione anziché affermati. Anat R. Admati e Paul Pfleiderer, «A Theory of Intraday Patterns: Volume and Price Variability» (The Review of Financial Studies, 1988), per il terzo meccanismo qui sopra e per la ragione per cui non si dissolve una volta che tutti lo conoscono: gli operatori che possono scegliere si radunano dove sono gli altri operatori che possono scegliere, e così il raduno diventa la causa di se stesso. Lawrence Harris, «A Transaction Data Study of Weekly and Intradaily Patterns in Stock Returns» (Journal of Financial Economics, 1986), per quanta cura serva a misurare il profilo prima di poterci credere — l’articolo passa la maggior parte della sua lunghezza su che cosa i dati facciano alla stima anziché sulla stima stessa.

I due minuti più affollati della seduta sono i due in cui il mercato non negozia affatto in continuo. In apertura e in chiusura il libro non abbina ordine contro ordine man mano che arrivano: li raccoglie e li esegue tutti a un prezzo unico, che è un meccanismo diverso, con un’aritmetica diversa e un diverso insieme di cose che possono andare storte. La lezione 42 parla di quelle due aste: come si calcola un unico prezzo di fixing da un libro di ordini in concorrenza, perché il prezzo che ne esce può stare fuori da tutto quello che si è negoziato intorno, e a che cosa acconsente davvero un ordine immesso in una di esse.

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